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SONO IL

Rione Gescal
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la mia storia
in breve

La storia del Rione Gescal è la storia di un quartiere popolare. Una storia di difficoltà, certo, ma pure una storia di colori, di speranza, di opportunità.

Caratteristiche

curiosità

Rigenerazione urbana, murales e colori
Rigenerazione urbana, murales e colori sulle mura delle città: sembra un fenomeno recente, che spopola oggi, quando questo straordinario fenomeno si diffonde oramai da anni nelle periferie e nei centri abitati di tantissime città. Tanto che pare che questa forma d’arte abbia superato giorno dopo giorno tutti i tabù e le reticenze da parte delle istituzioni più diverse. Il segreto sta nella semplicità del linguaggio pittorico, e in particolare dell’arte urbana, di arrivare alla gente comune, anche più dello scritto. Come? Creando quesiti che restano impressi per generazioni, attivando le persone che abitano quei luoghi a rappresentare e praticare azioni di riscatto sociale. Opere d’arte che siano collettive e non personali, semplicemente appannaggio di chi le dipinge. È questo il segreto e l’intento degli artisti che le mettono su pietra. Ogni volta che ne vedo uno, mi affascina l’idea di farlo somigliare a qualcosa che c’è da un’altra parte della città o della provincia, come se io l’avessi già visto. E sarà perché al centro del mio quartiere, il quartiere Gescal, ne campeggia uno bellissimo che rappresenta la nostra gente che si costruisce le case e le porta sulle spalle, come farebbero le lumache… mentre qualcuno le vorrebbe vendere. Ogni volta che scoprivo un murales in giro per il paese, associavo l’empatia, il riscatto e la curiosità che fin da bambino aveva suscitato in me quel disegno, ed in qualche modo in forma diversa le rivedevo altrove. Nuovi simboli, rappresentazioni diverse ma stessa identificazione. Poi da grande ho scoperto, che seppure quella somiglianza fosse congenita nell’ambiente dei quartieri, qualcuno di questi non solo era stato realizzato con la stessa tecnica e con la stessa attivazione popolare, ma che fossero stati realizzati insieme. Già, perché c’è un’associazione a Scampia, che si chiama Gridas, che ha realizzato più di 200 murales in tutta la provincia di Napoli. In particolare, ha realizzato il nostro – quello che vi ho descritto – era stato realizzato negli anni 90 con la partecipazione di centinaia di cittadini, e decine di associazioni diversissime, in occasione del G7 di Napoli. Con l’idea ricordare ai potenti del mondo, per i quali si militarizzava la città e si creavano infrastrutture, quale fossero le aspirazioni e le vite di chi abitava le nostre città. Per andare ben oltre il fumo dei giornali e coprire di colore il grigio che lasciavano le guerre le armi in Asia ed il cemento, la camorra e la droga nella nostra provincia. Insieme al nostro murales ne furono realizzato altri 6, tra il Parco Verde di Caivano, Calata Capodichino, Fuorigrotta e i quartieri spagnoli. Nella Gescal quartiere colorato, inoltre, c’era un altro graffito bellissimo, all’ingresso della scuola elementare Don Milani-Capasso. Rappresentava bambini che giocavano in cerchio. Da quando la facciata è stata riverniciata è scomparso. Sull’altra facciata rimangono diversi Pulcinella, dipinti in concomitanza del Pulcinella Film Festival. A pochi passi dalla scuola, poi, c’è un campetto in terra battuta, su cui almeno tre generazioni di giovanissimi hanno corso, sudato e sbucciato le proprie ginocchia. Alternando il campetto ai porticati delle palazzine usati come porte. Oggi è di nuovo praticabile, risistemato più volte negli anni dagli abitanti del quartiere. Sarebbe bello se in città si moltiplicassero i colori, e che tornasse anche a splendere la lumaca sotto la finestra oggi sbiadita dal tempo.  
di Sabatino Rosario Esposito

Testimonianza

di Consiglia Terracciano
Nel ’76 lavoravo solo io, avevamo tre figli e nemmeno uno straccio di casa. Con la legge 409 costruirono nel nostro paese i primi alloggi popolari. Dei tuguri, ma facevano comodo. Ci presentammo alle 4 del mattino, in fila per fare richiesta, avevo mia figlia in braccio quando vidi arrivare i dipendenti comunali con delle facce nero pece. Ci dissero che le 270 abitazioni erano già assegnate. Clienti dei clienti, servi dei servi. Scoppiò una rivolta e noi mogli decidemmo di prenderci quello che ci apparteneva. Occupammo. Al grido di «casa e lavoro, la lotta è una sola». La repressione fu durissima, arresti e denunce. Ma non cedemmo, eravamo donne, unite e senza paura di perdere. La spuntammo.  

Galleria
fotografica

Documenti
storici

Le emozioni
di questo luogo

Com’era, com’è…

Rione Gescal
1970
La “mostra all’aperto” si svolgeva in via Bruno Buozzi, ancora non asfaltata. Era agli albori della nascita del nuovissimo rione Gescal, detto anche “o’ congo”. Festeggiavo con tutti ragazzini (previo pagamento, 30 lire per ogni comparsa) il mio primo riconoscimento pittorico in campo Nazionale. (Cuono Gaglione, Come era Acerra)
2021
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Dove si trova

I luoghi
di Acerra

Parco Urbano

Il Parco Urbano è una struttura situata nel territorio di Acerra dal 2015.

Piazza Angelo Soriano

Alla fine di via Leonardo da Vinci si trova Piazza Soriano, meglio conosciuta come parco Gravina

Teatro Italia

Situato in Via Castaldi, in Teatro Italia è stato, a partire dagli anni ’50