Superato il passaggio a livello di “dinte e’ muorte”, appena svoltate il curvone che porta dentro “o’ Spiniello”, potete vedere da lontano la consistente sagoma gialla della sede centrale del IV Circolo Didattico, su cui svettano il tricolore e l’azzurro delle bandiere italiana ed europea. Che bella immagine!!!
La scuola è lì, solida e solare, con le sue grandi finestre spalancate sul quartiere, a fare da “vedetta” ed insieme da “vetrina” per la Vita, i sogni e i bi-sogni dell’Infanzia. E’ il luogo di un dentro/fuori continuo: ascoltare/rispondere, osservare/mostrare, accogliere e… andare. La prospettiva educativa sistemica e la didattica outdoor sono, rispettivamente, il campo e gli strumenti di questo continuo “movimento” dal sè all’altro, dal dentro le mura all’aula diffusa, dall’e-mozione all’Em-patia. E’ il continuo movimento di una scuola sempre in cammino. L’ultimo ricordo, prima della pandemia, a febbraio 2019, è quello della sfilata di Carnevale (un appuntamento fisso del IV CD con la città). Lo scorso anno, la sfilata ha portato 1200 Pulcinelli per le strade del quartiere, a supporto della causa “Pulcinella, Patrimonio immateriale dell’Unesco”: un’esperienza già trepidante di emozione di per sé, ma ancora più stupefacente per il sotteso lavorìo, partecipato e condiviso, di tutta la comunità educante. Ricordo il fervore operoso dei nonni e dei genitori nei laboratori di cucito, di riciclo creativo, ricordo il moltiplicarsi degli schizzi nei laboratori di progettazione di alunni – docenti e genitori… un unico grande fremito di idee in circolAzione e di mani grandi e piccine che, insieme, facevano.
E si vedeva, in piazza, che la esplosione di Gioia dei bambini non era soltanto per il travestimento ben riuscito, quanto piuttosto per il percepirsi come parte integrante di una intera comunità, una comunità consapevole della propria identità culturale, identità testimoniata dai brani tradizionali eseguiti dal Civico Complesso Bandistico Pinna come dalla affabile presenza di Assessori e del Sindaco.
Insomma, la periferia era – ancora una volta – il cuore …battente del territorio!
Dopo pochi giorni, la pandemia ha costretto l ad una riorganizzazione dei percorsi ma non all’immobilismo. Sono stati due anni di duro lavoro ma anche di produttivo e continuo confronto tra le diverse componenti della comunità educante. Altre sfide abbiamo colto ed accolto, come quella di non perdere e di non escludere nessuno durante la dad e di attivarci per la realizzazione di piccoli e importanti sogni dei nostri bambini. Abbiamo cominciato dalla predisposizione del frutteto per la trasformazione dei fiori in essenze profumate. Dopo la piantumazione e l’allestimento del laboratorio all’aperto, siamo alla fase della cura delle giovani piante. Si tratta di una routine quotidiana impegnativa e anche faticosa ma che già appare carica di frutti: la pazienza, l’attesa, il con-tatto con la terra che ci nutre e ci sostiene, il rispetto per l’ambiente di cui, prima di tutto, abbiamo bisogno… Dovreste vedere lo sguardo incantato dei bambini mentre pasticciano con la terra, dovreste vederli quando aspettano in silenzio, vicino al richiamo degli uccelli per veder cosa succede… Dovreste vederli, per capire la forza dell’educazione sensoriale e la magia e le potenzialità dei bambini, di ogni bambino. Intorno al frutteto sono disposte le nostre “panchine illustrate” dai genitori con i disegni dei bambini. In questo luogo della narr-azione, nascono storie di creature fantastiche, tutte diverse e tutte speciali per qualcosa: qui, si impara la grammatica dell’inclusione e la mente si rasserena, vedendo che quel “mondo migliore”, luogo comune di troppi discorsi, non solo è possibile ma è già qui. E’ nella grammatica delle relazioni dei bambini. Se fate attenzione, lo dicono anche altri alberi di altri luoghi del territorio, come i melograni de La locanda del Gigante, adottati proprio da questi bambini che – come gli arilli, simbolo di coesione e fratellanza – sono “pezzettini” di questo mosaico di solidarietà e bellezza.
Se ci fate caso, i bambini lo raccontano ai bruchi in attesa di diventar farfalle nella loro casetta, lo raccontano alle coccinelle, messe a difesa degli alberi, dagli insetti nocivi. Lo raccontano alle stelle, mentre imparano a usare il telescopio… Questa grande sagoma gialla, solida e solare, con in testa, i suoi pennacchi colorati, è il luogo della Scoperta del Sé e della Bellezza del Mondo, è il luogo dello stupore, della “grande meraviglia dei piccoli” che è, forse, l’esperienza più pregnante della conoscenza.
L’eco di queste narrazioni, e delle emozioni che le accompagnano si propaga facilmente e rimbalza da un punto all’altro della città. Lo sento anche adesso che è in corso il piano “E-stiamo qui” e i bambini son fuori a coniugare la musica e la pittura per allestire la loro “Prima Mostra d’Arte Globale”. Lo sentirò anche dopo, quando saranno nelle loro case o al mare… Sentirò l’eco della loro voci, delle loro risate, dei loro sogni rimbalzare per i corridoi e per le aule vuote, sì, perché il IV Circolo vive di questo: di emozioni, di intelligenze multiple, di echi e di consonanze e della voglia mai stanca di stare ad ascoltarle.